
Alberto Giannone
Presidente di Sezione
Asti
Valutazione Professionalità: 7a
CANDIDATO ELEZIONI CSM 2026

MI PRESENTO
La mia storia, le mie idee
Sono Alberto Giannone, di anni 62, sposato con due figli, in magistratura con dm 29.9.1992.
Nella mia carriera ho svolto le seguenti funzioni:
- Pubblico ministero presso la Procura della Repubblica di Torino (dal 1993 al 1998);
- Giudice con funzioni promiscue (civile e penale) al Tribunale di Pinerolo fino al 2013 (del quale sono stato presidente vicario FF per tredici mesi);
- Giudice penale al Tribunale di Asti dal 2014: fino al 2019 GIP-GUP, dal 2020 giudice del dibattimento e dal 2021 presidente della Sezione penale (collegio penale, giudice monocratico e corte di assise);
- Non ho mai ricoperto incarichi extragiudiziari e fuori ruolo.
Dal punto di vista associativo, ho inizialmente fatto parte di una corrente (MI) anche alla luce della stima maturata verso “super”- magistrati incontrati a inizio carriera (ne cito uno per tutti: Marcello Maddalena) e sono da sempre iscritto all’ANM.
Quando però nel 2012 esplose al CSM il “caso Vigorito” [un consigliere del CSM che, scrivendo per sbaglio ai magistrati della lista Anm nazionale e non a quelli della propria corrente MD, dichiarava apertamente che nella scelta di un ufficio direttivo avevano forse pesato “pressioni interne”, ed era stata effettuata una scelta “politica”, creando probabilmente una “ingiustizia” – che auspicava “non troppo grossa” – e dava altresì atto di una prassi in cui i candidati ad incarichi dirigenziali si presentavano regolarmente al CSM per promuovere la loro domanda], in assenza di sostanziali reazioni di nessuna corrente maturai in fretta una totale revisione critica, uscii dalla corrente e iniziai a condividere e a sostenere pubblicamente alcuni dei cavalli di battaglia (proposti da Altra Proposta e Articolo 101) di antidoto al correntismo e al carrierismo (sorteggio temperato dei candidati al CSM con successiva elezione, incompatibilità temporali fra incarichi di vertici associativi e di corrente e candidabilità al CSM, temporaneità e rotazione degli incarichi dirigenziali quantomeno semidirettivi).
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QDopo la tragica conferma (con lo scandalo Palamara) di una prassi generalizzata di nomine secondo logiche spartitorie e di appartenenza correntizia (definita di “modestia etica” dallo stesso attuale Presidente della Repubblica), e rispetto alla quale la reazione “sanzionatoria” associativa e del CSM (nelle rispettive competenze) è stata assolutamente insufficiente – nel secondo caso per la nota direttiva di “amnistia” del Procuratore Generale della Cassazione circa le condotte di autopromozione – mi sono battuto a livello ANM distrettuale per ulteriori proposte anti- correntismo e anti-carrierismo quali: l’obbligo del dirigente (a legislazione invariata), in caso di conferma, di portare al termine l’ottennio; un bagno di giurisdizione di uno-due anni da “soldato semplice” fra le fine di un incarico dirigenziale (o dopo un incarico fuori ruolo) ed un incarico successivo.
Preciso di avere sostenuto queste idee sempre all’interno della ANM, cui sono da sempre scritto e che continuo a considerare la casa di comune di tutti noi (magistrati di corrente e non). Ho sempre votato alle elezioni del CSM e del Consiglio Giudiziario.
Dal 2009 al 2013 sono stato Formatore decentrato distrettuale nel settore penale.
Nel 2020 sono stato candidato ed eletto al Consiglio Giudiziario come indipendente non iscritto nella lista di Autonomia e Indipendenza, gruppo presto scomparso dal panorama associativo: tale esperienza ordinamentale (fino a marzo 2025) ha fatto seguito a quella nella Commissione flussi dal 2016 al 2020.
Tali esperienze mi hanno consentito di acquisire conoscenze sulla normativa di ordinamento giudiziario e sulle circolari di normativa secondaria del CSM che segnano la nostra vita quotidiana (Tabelle e Variazioni Tabellari, Progetti organizzativi delle Procure e relative modifiche, valutazioni di professionalità, parere su nomine per incarichi direttivi e semidirettivi e per conferme di dirigenti, concorsi interni, incarichi extra-giudiziari e fuori ruolo, programma di gestione, applicazioni, coassegnazioni, supplenze e tabelle infradistrettuali etc.).
Quando a giugno di quest’anno (avanti ad un notaio) sono stato sorteggiato (fra 3000 magistrati) come candidato al CSM dal Comitato Altra Proposta, da sostenitore storico del sorteggio temperato ho ritenuto che sarebbe stato incoerente rifiutare questa designazione.
Nella ferma convinzione che un eletto al CSM non debba essere un rappresentante di un gruppo di persone (o di potere), quale “programma elettorale” posso solo promettere di continuare a svolgere la funzione di giudice tecnico ed imparziale: garantendo impegno, studio delle carte e applicazione rigorosa delle normative primaria e secondaria di volta in volta rilevanti nel caso concreto.
Sono ben conscio che da soli non si va da nessuna parte, in un organo collegiale di 30-32 persone, ma la mia idea è anche quella di tentare di migliorare la normativa secondaria in chiave semplificatoria ed in modo da rendere più prevedibili le decisioni del CSM, a costo di limitarne in parte la discrezionalità.
Del resto, non avere un programma di gruppo non significa non avere qualche idea, che espongo brevemente a flash:
Comunicazioni CSM
Istituire un servizio di comunicazione ufficiale del CSM, e un metodo informatico per una ricerca semplice dell’esito di una pratica, personale e d’ufficio. Nulla contro le chat di corrente ma trovo incredibile che per avere informazioni sugli esiti di una pratica si debba spesso ricorrere alla richiesta di informazione del Consigliere di corrente.
Circolari su Tabelle degli organi giudicanti e Progetti organizzativi delle Procure.
Tentativo di semplificarne (e accorciarne) il contenuto, sempre avendo sempre come parametro ineludibile un metodo partecipato e non gerarchico di organizzazione dell’ufficio (che cerco di attuare quotidianamente come presidente di sezione).
Valutazioni di professionalità
No al ritorno al regime degli aggettivi esaltativi e del medaglione finale. Sì alla possibilità di segnalare fatti concreti realizzati dal magistrato nel quadriennio in valutazione.
Codificazione netta una volta in termini univoci per tutte di quali siano ritardi che il dirigente deve segnalare
Il tema produttività dei magistrati deve tenere conto delle enormi sperequazioni relative alle condizioni di lavoro, a partire dal personale amministrativo: negli uffici del Nord ed in specie in quelli di provincia [con scoperture di organico di personale anche del 50% ed ex AUPP destinati quasi soltanto a compiti di cancelleria], non si può esigere che giudice o un pm produca lo stesso numero di provvedimenti di un collega del Centro-Sud che può contare su collaboratori a lui esclusivamente dedicati. Tale elemento di contesto dovrebbe entrare anche nella circolare annuale sui carichi di gestione e risultati attesi.
Modifiche del testo unico della dirigenza giudiziaria
Eliminazione del regime differenziato fra incarichi semidirettivi e direttivi di uffici di medie e piccole dimensioni e altri uffici direttivi più grandi (per i quali ultimi il CSM ha in sostanza le mani libere di decidere bianco o nero)
Per la nomina di un dirigente individuare criteri oggettivi anche limitando la discrezionalità del CSM e attribuire sempre natura sub-valente (rispetto all’esperienza nel lavoro giudiziario) all’incarico fuori ruolo, tanto più a quello di collaborazione politica, che appanna l’immagine di indipendenza del magistrato. Anzi, a mio giudizio, chi va a ricoprire incarichi di collaborazione politica non dovrebbe più tornare a fare il magistrato (ma tale scelta compete al legislatore).
Abolizione/limitazione dell’attuale regime con recupero almeno in parte del requisito di anzianità e soppressione di valenza o attribuzione di minor valenza ad indicatori che oggi fanno la differenza nell’attuale sistema ad imbuto o a scalini (ha senso che avere fatto un anno di Magrif comporti prevalenza su un magistrato con pari esperienze giudiziarie di molti anni più anziano?). Valorizzare nel merito l’intero percorso professionale del magistrato con l’individuazione di punteggi prefissati per le precedenti diverse esperienze (c.d. discrezionalità a monte).
Nel giudizio di conferma dei dirigenti (ad oggi rivelatosi fallimentare a giudizio anche di molti esponenti delle correnti) prevedere modalità di acquisizione (anche con modalità riservate) del parere dei magistrati dell’ufficio, della sezione o del gruppo di lavoro, nonché (entro paletti predeterminati) dell’ufficio “dirimpettaio” e del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati.
Prevedere una procedura prioritaria o di urgenza – con tempi brevissimi – per la decisione del CSM nei casi il parere del Consiglio sulla conferma del direttivo sia negativo o positivo soltanto a maggioranza (mentre nel passato il giudizio di conferma è intervenuto anche dopo a scadenza del quadriennio successivo!).
Copertura degli organici
La mobilità interna deve essere fondata prioritariamente sul dato dei flussi (in particolare delle sopravvenienze medie per magistrato) e non solo su quello degli organici, che riflettono spesso (in particolare dopo la riforma della geografia giudiziaria) distribuzioni sperequate anche fra uffici omologhi. Lo stesso dicasi per le applicazioni ad altri uffici.
Rapporti col Ministero, Tavolo tecnico e personale amministrativo.
La priorità del nuovo CSM sarà “battere i pugni” al Tavolo Tecnico col Ministro della Giustizia (l’unico soggetto cui la Costituzione attribuisce la gestione materiale e amministrativa degli uffici giudiziari) per avere più uomini, mezzi e strumenti informatici che possano permettere a noi magistrati di rendere un servizio migliore ai cittadini.
Disciplinare
Se mai eletto sarò assolutamente intransigente sulla questione morale. Occorre però operare una netta distinzione fra illeciti disciplinari consistenti in comportamenti funzionali ed extra-funzionali con “abuso di potere”, da quelli – ben diversi – basati su presunta errata interpretazione di norme giuridiche o da ritardo (apparendo imprescindibile in questo secondo caso una attenta valutazione delle condizioni concrete in cui ha potuto operare il magistrato).
Intelligenza artificiale
Chiedere che sia adottata un sistema di intelligenza artificiale pensato in maniera mirata per il servizio giustizia (e migliore dell’attuale Copilot), fermo restando l’obbligo assoluto del magistrato di essere l’autore unico della decisione e della motivazione.
Tutela dei magistrati
Rafforzare (anche nella tempistica di intervento) le pratiche a tutela dei singoli magistrati in relazione al fenomeno sempre più inquietante dell’attacco politico non solo alla decisone sgradita o provvisoria (spesso senza nemmeno conoscerne la motivazione) ma alla stessa persona fisica del magistrato, che viene così esposto alla gogna mediatica se non al pericolo della incolumità. Il diritto di critica verso i provvedimenti giudiziari è sacrosanto ma questa escalation è inaccettabile.
In conclusione ritengo che – se mai fossi eletto – potrei esercitare, senza alcuna ulteriore ambizione di carriera [concluderei il mandato a 67 anni], senza vincolo di mandato, in assoluta indipendenza e senza “debiti di riconoscenza”, il compito fondamentale e irrinunciabile che la Costituzione attribuisce al CSM nella tutela della giurisdizione: con sullo sfondo sempre l’ideale di un magistrato attento precipuamente al servizio giustizia verso i cittadini.
Questi sono solo alcuni dei motivi per cui ho deciso di gettarmi (senza alcuna ossessione) in questa avventura. Intanto continuo a svolgere felicissimo il lavoro più bello del mondo al Tribunale di Asti.
Alberto Giannone
“ Nella ferma convinzione che un eletto al CSM non debba essere un rappresentante di un gruppo di persone o di potere
TRE DOMANDE
01
Perché hai scelto di accettare la candidatura per sorteggio al CSM?
Perché dopo anni che sostengo pubblicamente la battaglia per il sorteggio temperato (dei candidati) sarebbe stato incoerente non accettare la designazione delle sorte
02
Qual è il primo cambiamento che ritieni necessario nel CSM?
Rivedere il testo unico della Dirigenza per attribuire minore valenza all’incarico fuori ruolo nella nomina dei dirigenti. Assicurare una mobilità interna sulla base del criterio oggettivo dei flussi, ed in particolare delle sopravvenienze medie pro-capite (per colmare alcune clamorose irrazionalità nelle distribuzioni dei magistrati).
03
Cosa significa per te essere indipendente dalle logiche correntizie?
Operare come giudice tecnico anche al CSM, e dunque, in concreto, effettuare le diverse valutazioni demandate di volta in volta all’organo di autogoverno utilizzando quali criteri esclusivi le c.d. fonti di conoscenza previste dalla legge e dalle circolari; non, invece, le ben diverse “conoscenze” di origine personale o correntizia.
EVENTI
Incontra il Candidato ai confronti organizzati dalle sezioni distrettuali dell’ANM:
- 14 Settembre – Tribunale di Brescia
- 17 Settembre – Tribunale di Venezia
- 13 Ottobre – Tribunale di Monza
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