
Luisa Ferracane
Corte d’Appello
Torino
Valutazione Professionalità: 5a
CANDIDATA ELEZIONI CSM 2026

MI PRESENTO
La mia storia, le mie idee
Luisa Ferracane, sono magistrato dal 2002, nell’elenco dei candidati indipendenti sorteggiati da AltraProposta per le elezioni CSM 2026. Sono nata a Napoli e ho 54 anni. Il mio primo incarico è stato alla Procura della Repubblica di Oristano, dove ho esercitato le funzioni requirenti in un periodo difficile, in cui l’ufficio ha operato con un organico ridotto a un terzo di quello previsto. Sono poi passata alle funzioni giudicanti, in prima battuta presso il Tribunale di Vercelli e, poi, al Tribunale di Torino; in entrambi tali uffici ho esercitato sia funzioni di GIP-GUP (a Torino per circa sette anni), che dibattimentali, anche come presidente di collegio.
Nel 2017 sono stata nominata Magistrato di Riferimento per l’Informatica del Tribunale di Torino, incarico ricoperto fino al 2020 ed ho seguito, tra l’altro, l’avvio del progetto di digitalizzazione GIADA2 e l’estensione del sistema TIAP alle fasi di indagine preliminare e dibattimentale, proprio nel periodo in cui l’emergenza sanitaria ha imposto un adeguamento rapido degli strumenti tecnologici del lavoro giudiziario..
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Tra il 2022 ed il 2024 sono stata componente della Commissione esaminatrice del concorso a 500 posti di magistrato ordinario, un’esperienza che mi ha permesso di misurarmi da vicino con la selezione dei futuri colleghi e con il difficile compito di interpretare correttamente, ma con equilibrio, i criteri che la sorreggono. Rientrata, ho dato la mia disponibilità ad un’applicazione presso la sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Torino, e, dal marzo 2025, sono Consigliere della Corte d’appello di Torino, dove svolgo anche funzioni di presidente di collegio. Da maggio 2025 sono componente della Commissione permanente per l’analisi dei flussi presso il Consiglio Giudiziario del distretto, un incarico che mi ha dato una visione ravvicinata dell’organizzazione giudiziaria.
Guardando a questo percorso nel suo complesso, credo che avere esercitato entrambe le funzioni della giurisdizione, requirente e giudicante, mi abbia dato una comprensione più completa delle logiche e delle esigenze di ciascuna, un arricchimento professionale di cui porto il segno nel modo in cui affronto il lavoro di ogni giorno.
Non ho passato i quasi venticinque anni della mia vita professionale ad immaginare o costruire le condizioni per una candidatura al Consiglio superiore della magistratura: semplicemente, non ci ho mai pensato. La mia candidatura è nata da un sorteggio, da uno strumento indipendente. Trovo che questo dica qualcosa anche sull’idea di Consiglio superiore che vorrei portare avanti, perché una selezione che esclude la designazione fiduciaria è coerente con un organo che non dovrebbe rappresentare solo una parte della magistratura, ma essere un luogo tecnico, in cui il giudizio nasce dall’applicazione al caso concreto di criteri oggettivi, non dall’appartenenza a un gruppo, sia pure costituito in ragione della condivisione culturale, ma che si aspetta la restituzione del sostegno ricevuto. Su tali punti, però, tengo a essere chiara, perché entrambi i temi (sorteggio e associazionismo) si prestano a fraintendimenti: non sono favorevole al sorteggio come meccanismo di nomina diretta dei consiglieri del CSM, quello previsto dalla riforma costituzionale bocciata dal referendum del marzo 2026, che avrebbe sostituito il voto dei magistrati con un’estrazione a sorte; il voto degli elettori togati resta, a mio avviso, l’unico strumento legittimo per l’elezione dei componenti del Consiglio. Credo anche che all’interno della magistratura abbia senso che esistano gruppi di colleghi accomunati da idee, sensibilità e progetti condivisi: è fisiologico in qualunque comunità professionale ed è dunque il legittimo terreno naturale dell’associazionismo giudiziario. Ma il Consiglio superiore è un luogo tecnico, innanzitutto, in particolare con riguardo alle nomine dirigenziali, alle valutazioni di professionalità, l’organizzazione degli uffici e l’esercizio della funzione disciplinare. Per questo non presento un programma in senso stretto, con impegni puntuali da rivendicare come propri di un gruppo; presento invece alcune idee di fondo, che nascono dalla mia esperienza quotidiana di magistrato e che hanno un unico obiettivo, tutelare ogni singolo collega, e con questo l’intera categoria.
Due questioni, in particolare, mi stanno a cuore e su queste vorrei fornire un contributo tecnico preciso, non le enunciazioni di massima che ho letto in alcuni programmi delle correnti.
La prima riguarda l’intelligenza artificiale applicata al lavoro giudiziario, un tema su cui la mia esperienza come Magistrato di Riferimento per l’Informatica, maturata proprio nella fase più delicata dell’emergenza sanitaria, mi ha dato una sensibilità concreta, non solo teorica. Il Consiglio ha già riconosciuto, nell’aggiornamento delle proprie raccomandazioni del luglio 2026, l’urgenza di diffondere strumenti adeguati di anonimizzazione degli atti, e ha ottenuto dal Ministero garanzie tecniche importanti sul trattamento dei dati per gli strumenti in sperimentazione. Restano però aperte due questioni che ritengo centrali: la distanza tra un modello generalista, per quanto protetto da garanzie contrattuali, e le esigenze specifiche della funzione giurisdizionale, che richiede tracciabilità delle fonti e verificabilità degli output; e la necessità che il Consiglio solleciti il Ministero con maggiore concretezza operativa, con tempi e responsabilità precise, in particolare con riguardo a questi strumenti, non solo con principi generali.
La seconda riguarda la fase che la magistratura ha appena attraversato con il PNRR. Al 30 giugno 2026 gli obiettivi fissati per la giustizia sono stati raggiunti e superati; un risultato che va riconosciuto, ma che segna anche la fine di una fase, quella dell’organizzazione del lavoro orientata alla performance emergenziale. Credo sia il momento di restituire ai colleghi la possibilità di lavorare con serenità, senza il metro degli obiettivi straordinari che quella fase richiedeva, in nome di una qualità del lavoro giudiziario che si costruisce anche attraverso il tempo per pensare, non solo attraverso la velocità.
“ In assoluta indipendenza e senza debiti di riconoscenza.
TRE DOMANDE
01
Perché hai scelto di accettare la candidatura per sorteggio al CSM?
Perché una selezione tramite sorteggio che esclude la designazione fiduciaria è coerente con un organo che non dovrebbe rappresentare solo una parte della magistratura, ma essere un luogo tecnico.
02
Quale dovrebbe essere il ruolo del CSM?
Un organo tecnico, capace di decidere con criteri oggettivi, trasparenti e nell’interesse di tutti i magistrati.
03
Quali sono i temi prioritari che dovrebbe affrontare il CSM?
L’uso responsabile dell’intelligenza artificiale nella giustizia e una nuova attenzione alla qualità del lavoro dopo la fase emergenziale del PNRR.
EVENTI
Incontra il Candidato ai confronti organizzati dalle sezioni distrettuali dell’ANM:
- 11 Settembre – Tribunale di Brescia
- 13 Ottobre – Tribunale di Monza
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