La Sfida di “Altra Proposta”
Intervista ad Edoardo D’Ambrosio
da “L’Eccezione” La Giustizia che non vi raccontano
di Francesco Iacopino – Avvocato penalista
Mentre una parte della magistratura sembra prendere coscienza solo oggi delle criticità che da anni alimentano il dibattito sull’autogoverno, il Comitato Altra Proposta rilancia il tema dell’indipendenza del Consiglio Superiore della Magistratura con un’iniziativa di “rottura”: la selezione dei possibili candidati attraverso il sistema del sorteggio “temperato”, concepito per sottrarre la scelta dei consiglieri alle logiche correntizie. Ne parliamo con Edoardo D’Ambrosio, portavoce del Comitato.
Presidente D’Ambrosio, nelle ultime settimane abbiamo assistito a una tardiva presa di coscienza, da parte di settori importanti della magistratura associata, sul tema del correntismo e delle sue degenerazioni. Lei ritiene che qualcosa stia realmente cambiando o siamo ancora di fronte a una risposta difensiva del sistema?
Personalmente ho apprezzato l’accorato appello del nuovo Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, Giuseppe Tango, all’ultima assemblea generale dell’Associazione a porre argine alle derive correntizie. Tuttavia, da un lato, appelli del genere non sono una novità da parte di figure apicali dell’associazionismo giudiziario, rimanendo poi inattuati di fatto; dall’altro, la mozione proposta dal movimento Articolo Centouno (che da sempre si batte per tenere fuori le correnti dal Consiglio Superiore della Magistratura), che proponeva un deciso cambio di rotta nel metodo di selezione delle candidature per il C.S.M. è stata rigettata de plano; il che la dice lunga sulla intenzione delle correnti di dar vita davvero a un nuovo ciclo culturale della magistratura associata in ambito di rapporti tra C.S.M. ed associazionismo.
D’altronde, le principali correnti si stanno organizzando per proporre le liste dei “loro” candidati alle elezioni indette per il 25 e 26 ottobre prossimi.
Il vostro Comitato propone una selezione dei candidati al CSM fondata sul sorteggio temperato. Perché, a suo avviso, il metodo elettorale tradizionale non è più sufficiente a garantire l’autonomia dei consiglieri rispetto alle appartenenze correntizie?
Per almeno due ordini di ragioni.
Il primo, di natura sistematica e di fondo, secondo cui a nostro modo di vedere il C.S.M. non deve avere una funzione politico-rappresentativa dei magistrati, e non deve quindi essere composto da gruppi che costituiscano espressione del pluralismo della magistratura, perché proprio questa visione, opposta alla nostra, costituisce il presupposto per la degenerazione delle correnti in gruppi di potere.
Siamo convinti infatti che l’espressione delle diverse idee dei magistrati debba invece esercitarsi esclusivamente in ambito associativo, e nel controllo dei doveri di imparzialità del C.S.M.
Noi crediamo infatti che il C.S.M. debba svolgere una funzione di garanzia di tutti i magistrati, nei rapporti non soltanto con gli altri poteri dello Stato, ma anche nei rapporti interni, con la necessaria conseguenza che i suoi componenti devono essere liberi da qualsiasi condizionamento derivante da appartenenze correntizie.
Il secondo ordine di ragioni ha invece natura empirica, ossia fondata sull’osservazione dell’esistente: il sistema elettorale attuale, imperniato sulle candidature di corrente, favorisce ed alimenta il fenomeno clientelare, secondo cui la base elettorale è indotta ad esprimere la preferenza per il candidato, appartenente ad un gruppo, che avrà il potere, una volta eletto, di assicurare protezione o promozione a chi ha contribuito alla sua elezione.
La vostra visione del CSM quale organo “non politico” ma di “garanzia” si pone in netta controtendenza rispetto a quella oggi prevalente. Qual è, secondo Lei, il modello costituzionale di Consiglio Superiore che occorrerebbe recuperare?
Il modello di C.S.M. a cui ci ispiriamo è quello appunto scolpito per tabulas nella Costituzione.
Sgomberiamo, innanzitutto, il campo da un equivoco diffuso: la Costituzione non prevede che il CSM sia l’“organo di autogoverno della magistratura”.
Secondo la Costituzione, al CSM “spettano le assunzioni, le assegnazioni ed i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati”.
Il CSM è presieduto dal Presidente della Repubblica e la sua composizione è mista, ossia consta anche di membri di diritto e di membri laici, non togati, eletti dal Parlamento.
Il vigente art. 104 della Costituzione prevede l’elezione dei componenti togati del Csm “tra gli appartenenti alle categorie dei magistrati”, ossia tra i giudici di merito, giudici di legittimità e magistrati requirenti, e non tra gli appartenenti alle correnti, che all’epoca dei Costituenti neppure esistevano, essendosi formate a partire dalla fine degli anni ’50.
Contrariamente a quanto viene sostenuto da molti, dunque, il CSM non è un organo rappresentativo, in senso tecnico, dell’ordine giudiziario, ma un organo di alta amministrazione che ha la funzione di tutelare l’indipendenza della magistratura e dei singoli magistrati sia da altri poteri dello Stato, sia nei rapporti interni alla magistratura.
Per questo i componenti del Csm devono essere indipendenti, e non legati a logiche di parte.
Il CSM, a differenza del Governo della Repubblica, non deve attuare ed eseguire un indirizzo politico impresso da un organo rappresentativo dei magistrati.
L’unico obiettivo politico del CSM deve essere l’indipendenza della magistratura.
Uno degli argomenti tradizionalmente opposti al sorteggio è che esso rischierebbe di indebolire la qualità della rappresentanza. In che modo il vostro sistema riesce invece a coniugare indipendenza dei candidati, competenza professionale e libertà di scelta degli elettori?
Quello secondo cui il sorteggio non sarebbe un metodo idoneo a selezionare candidati al CSM all’altezza del compito a cui sono chiamati è una suggestione tipica della cultura correntocratica; tradisce la visione, che noi ripudiamo, secondo cui i magistrati si distinguono in magistrati di serie A, destinati a ricoprire gli incarichi più prestigiosi, e in magistrati di serie B, destinati al lavoro ordinario, a “spalare fascicoli”.
Noi crediamo invece che i magistrati si distinguono tra loro soltanto per funzioni e che il prestigio dei magistrati derivi proprio dall’esercizio del potere giurisdizionale ordinario, che è un potere diffuso, proprio del singolo magistrato.
E che il singolo magistrato, il quale ha superato a monte un rigoroso concorso pubblico, e ha superato la terza valutazione di professionalità, soglia prevista dalla legge per la eleggibilità al CSM, abituato a risolvere quotidianamente delicate e complesse questioni giuridiche, si presume idoneo a svolgere i compiti di alta amministrazione propri del CSM.
La possibilità di scelta tra una rosa di candidati, tramite elezione, chiude infine il cerchio delle garanzie oggettive di professionalità dei candidati sorteggiati.
Se la vostra proposta dovesse ottenere un significativo consenso alle prossime elezioni, quale sarebbe il primo cambiamento concreto che i magistrati potrebbero percepire nel funzionamento del CSM e nel conferimento degli incarichi direttivi e semidirettivi?
Il nostro obiettivo principale è quello, innanzitutto, di offrire ai colleghi un’alternativa rispetto alle solite candidature di corrente.
Ovviamente gli effetti sul sistema varieranno a seconda della forza numerica che nel futuro Consiglio avranno gli indipendenti.
Nella consiliatura attuale, ad esempio, l’unico componente eletto nella lista dei sorteggiati, il dottor Andrea Mirenda, pur svolgendo un essenziale ruolo di denuncia pubblica delle storture del sistema e di critica interna alle decisioni opache, oltre che di esercizio indipendente della funzione, e costituendo la prova vivente della bontà del metodo che proponiamo, non può ovviamente incidere più di tanto sulle classiche logiche di funzionamento del CSM.
In caso di successo più ampio, gli effetti innovativi discenderebbero invece proprio dal metodo di lavoro che i componenti sorteggiati potranno apportare alle attività consiliari, ossia quello di decidere le questioni sottoposte al loro vaglio esclusivamente secondo legge, evidenza e coscienza, ossia secondo puri criteri di merito e non di appartenenza.
11 giugno 2026
da “L’Eccezione” La Giustizia che non vi raccontano
Periodico dell’Osservatorio Giustizia Liberale della Fondazione Luigi Einaudi
Diretto dall’avvocato Gian Domenico Caiazza
