Fiorella Scarpato

Giudice
Viterbo



La mia storia, le mie idee

Mi chiamo Fiorella Scarpato. Sono entrata in magistratura nel 2007 e, da allora, ho avuto poche occasioni di annoiarmi. Posso definirmi — con una certa cognizione di causa — una sopravvissuta alla giurisdizione. Ho iniziato a Mistretta, un Tribunale in formato tascabile: sei magistrati in organico, Presidente compreso, poco più della metà in servizio. Lì ho esercitato tutte le funzioni: penale, civile, esecuzione, fallimentare, lavoro, volontaria giurisdizione.

Sono stata un «giudice a funzioni universali». Poi sono arrivata a Viterbo, prima in un ruolo civile e da due anni, scaduto il “leggendario” decennio, nel ruolo di giudice per le indagini preliminari, che svolgo tuttora. Non ho esperienze correntizie né ordinamentali; non ho frequentato segreterie e non ho costruito carriere associative. Sono, in termini tecnici, una sorteggiata.

Se mi chiedete quale sia il mio programma, vi rispondo che non ne ho uno preparato per l’occasione. E, francamente, non credo serva un manifesto per promettere indipendenza, imparzialità e distanza da ogni collateralismo che dovrebbero essere il punto di partenza dell’impegno consiliare, e non lo slogan finale. Ci sono certamente temi importanti che ritengo debbano essere affrontati come quello della equilibrata individuazione delle sedi in occasione dei trasferimenti, del superamento del limite dell’ultradecennalità, della necessità di una formazione specifica per chi svolge funzioni di giudice della famiglia, dell’individuazione di criteri differenti per il conferimento degli incarichi direttive e semidirettivi e della valorizzazione reale della qualità dei provvedimenti e non della sola produttività del magistrato.

Credo in un Consiglio Superiore della Magistratura nel quale non vi siano vincitori e vinti, ma in cui
prevalga l’interesse al buon funzionamento della giustizia, e che lavori nel rispetto del perimetro tracciato dalla Costituzione.

Se sarò eletta, affronterò le questioni sottoposte al Consiglio con la stessa indipendenza con cui affronto quelle che arrivano ogni giorno sulla mia scrivania. Nulla di più. E, soprattutto, nulla di meno.

Vorrei contribuire, con concretezza e senza effetti speciali, a rendere il Consiglio Superiore della Magistratura un punto di raccordo trasparente e corretto tra l’Ordinamento giudiziario e tutti i magistrati. Non conosco a memoria le centinaia di circolari del C.S.M. ma so leggere, interpretare, confrontarmi con gli altri e applicare le regole. In fondo, è ciò che facciamo ogni giorno ed
è forse l’unica qualifica che conti davvero.

Non posso promettere nomine migliori, carriere migliori, valutazioni migliori, circolari migliori o tutte le altre cose migliori. Posso promettere una cosa più semplice e verificabile: non sarò in Consiglio per rappresentare qualcuno, ma per servire tutti. Senza appartenenze da difendere e senza carriere da costruire; con umiltà, trasparenza e senso del dovere. A chi mi conosce dico sempre che morirò uditrice.

Nel frattempo, però, posso rendermi utile. E mi sembra già un programma abbastanza ambizioso.



Che significato ha essere una candidata “sorteggiata “?

Significa arrivare a questa candidatura senza appartenenze da rappresentare e senza una carriera associativa alle spalle. Non ho frequentato segreterie né maturato esperienze correntizie o ordinamentali.


Qual è stato il suo percorso in magistratura?

Sono entrata in magistratura nel 2007. Ho iniziato a Mistretta, occupandomi di quasi tutte le funzioni giudiziarie, per poi trasferirmi a Viterbo, dove oggi sono giudice per le indagini preliminari.


Quali sono i temi che ritiene prioritari per il prossimo CSM?

Tra i temi che considero importanti ci sono una più equilibrata individuazione delle sedi nei trasferimenti, il superamento del limite dell’ultradecennalità, una formazione specifica per chi svolge funzioni nel settore famiglia, criteri diversi per il conferimento degli incarichi direttivi e semidirettivi e una maggiore valorizzazione della qualità dei provvedimenti, non soltanto della produttività. L’obiettivo dovrebbe essere un CSM trasparente, corretto e realmente al servizio di tutti i magistrati.

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