Csm, gli indipendenti: «Un altro modello di autogoverno è possibile»

Sono 11 le toghe indipendenti di “Altra Proposta” che si candidano al Csm attraverso il meccanismo del sorteggio: magistrati che rivendicano l’indipendenza dalle correnti e puntano su trasparenza, autonomia e rinnovamento dell’autogoverno della magistratura.

Sono convinti che un altro modello di autogoverno sia possibile, e che le idee non siano necessariamente «appartenenze». È la carica dei magistrati candidati alle prossime elezioni del Csm come indipendenti, sorteggiati, e pronti a cambiare il volto della giustizia a Palazzo Bachelet tra le fila di ‘Altra Proposta‘, che schiera 11 toghe. «Indipendenza non significa isolamento, ma libertà di scegliere e decidere senza vincoli», è il ‘claim’ impresso nella visione di Emanuela Romano, giudice a Bologna e magistrato dal 2007, candidata nel collegio 3.

Il gruppo di toghe è in campo dal 2013, quando nasce un Comitato con il dichiarato obiettivo di restituire all’autogoverno della magistratura «maggiore trasparenza, indipendenza e credibilità, riducendo il peso di gruppi e appartenenze nelle scelte istituzionali». Si tratta di candidati selezionati attraverso il meccanismo del sorteggio, e dunque «non espressione delle correnti».

Gli 11 candidati indipendenti

Il gruppo comprende Luca Lorenzetti per la legittimità, Giacomo Pestelli e Raffaele Barela per i due collegi requirenti, Alberto Giannone e Luisa Ferracane nel collegio 1, Francesco Lupia e Fiorella Scarpato nel collegio 2, Antonino Fazio ed Emanuela Romano nel collegio 3, Fabrizio Malagnino e Maria Grazia Caserta nel collegio 4. Nel sito di ‘Altra Proposta’ ci sono i volti e le storie di quello che per i protagonisti significa rinnovamento.

«Mi candido perché ho assistito negli anni ad alcune dinamiche che hanno allontanato l’autogoverno dalle esigenze concrete dei magistrati, ed anziché limitarmi a criticarle e a osservare ciò che non funziona, ho deciso di contribuire a realizzare i necessari cambiamenti», afferma Emanuela Romano, che nella sua carriera ha svolto funzioni giudicanti civili e penali e lavorato in tribunali di diverse dimensioni da Nord a Sud. Una esperienza che nel tempo l’ha convinta, spiega, che l’autogoverno debba saper «ascoltare e rappresentare l’intera magistratura nelle sue differenti e molteplici realtà professionali e territoriali».

👉 Leggi l’articolo completo : Laltravoce (8 ottobre 2026)

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